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La mia casa
postato il venerdì, 25 luglio 2008 alle 15:52 da ofelia
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La mia casa è talmente esposta  verso l'esterno, che anche se il bagno è al secondo piano, devo aspettare che in strada non passi nessuno per uscire dalla doccia.

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Povertà
postato il lunedì, 14 luglio 2008 alle 21:56 da ofelia
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Il mio incarico è finito; il periodo è terminato. Così quest'autunno non avrò più lavoro. Non dovrò più andare tutti i giorni in ufficio e non vedrò più nè la cara faccia del mio capo, nè la mia scrivania, nè il mio computer, nè niente. La scrivania con tutte le mie cose passerà ad un'altra ed io verrò semplicemente lavata via, dopo aver svolto il mio ruolo.
Imparare a fare un lavoro e poi rimanere senza. Doverne imparare un altro e poi un altro e poi un altro. Dover scordare tutto quello che si è appena imparato per correre con più leggerezza verso ciò che ci richiederanno. Dimenticare luoghi, cancellare facce, sciogliere affiatamenti, per averne sempre di nuovi. Senza mai fermarsi.
Quando eravamo piccoli ci chiedevano cosa volevamo fare da grandi. "Voglio essere astronauta". Essere...il voler essere qualcosa. Ora siamo grandi ma non possiamo essere niente. Solo materia in nottambulo movimento.

Essere un disoccupato.

"Per quanto mi riguarda, sono rimasto fino ad ora il più inetto di tutti gli uomini. Non ho nemmeno un vestito addosso che possa mostrare di me che ho dato ordine in qualche modo alla mia vita. Lei non scorge nulla in me che indichi una determinata scelta nella vita. Io sono ancora sempre davanti alla sua porta, busso e busso, certo con scarsa irruenza, e tendo solo ansiosamente l'orecchio per sentire se viene qualcuno che voglia aprirmi il chiavistello. Un chiavistello così è un po' pesante, e nessuno viene volentieri se ha la sensazione che quello che sta fuori a bussare sia un mendicante. Non sono niente altro se non uno che ascolta e attende, come tale però perfetto, perchè ho imparato a sognare mentre attendo. Le due cose si tengono per mano, e ciò fa bene, e si resta decenti. Se io forse non abbia trovato il mio mesitiere, questo non me lo chiedo più, se lo chiede un giovinetto, ma un uomo no. Con qualsiasi mestiere sarei arrivato al punto in cui sono adesso. Che me ne importa! Sono conscio delle mie virtù e delle mie debolezze, e mi guardo bene dal vantarmi sia della virtù che della debolezza. Offro a ciascuno le mie conoscenze, la mia energia, i miei pensieri, la mia opera e il mio amore, se può farne uso. Se qualcuno allunga il dito e mi fa cenno, allora c'è forse chi, in un caso simile, si avvicinerebbe zoppicando, io invece salto, vede, così come il vento fischia, e rovescio e calpesto con noncuranza tutti i ricordi solo per poter correre ancora più leggero. Il mondo intero vola con me, la vita intera! Così è bello. Solo così! Niente è mio al mondo, ma io non ho più nemmeno desiderio di nulla. Non conosco più lo struggimento. Quando ancora mi struggevo per qualcosa, la gente di era indifferente e molesta, e a volte la detestavo, adesso la amo perchè ho bisogno di loro e perchè mi offro a loro per essere usato. Per questo si esiste. Arriva uno e mi dice:"Tu, vieni! Ho bisogno di te. Posso darti lavoro!". Quello mi fa felice. Allora so cos'è la felicità! Felicità e dolore sono completamente cambiati, mi si sono fatti più chiari ed evidenti, mi si spiegano, mi permettono, nell'amore e nel tormento, di flirtare con loro per conquistarli. Quando devo presentare a qualcuno una domanda di lavoro faccio sempre riferimento ai miei fratelli, notando che, se loro si sono dimostrati persone utili e volenterose, forse anch'io posso servire a qualcosa, e di ciò ogni volta devo ridere. Non ho nessuna paura di prendere anche io una forma, ma formarmi definitivametne è una cosa che desidero fare il più tardi possibile. E poi sarebbe meglio che avvenisse da sè, senza dover averne proprio l'intenzione. Per il momento mi sono fatto accomodare un paio di scarpe grosse, larghe, per avere un aspetto più solido e per poter mostrare alla gente già con i miei passi che sono uno che vuole qualcosa e probabilmente sa anche fare qualcsoa. Essere messo alla prova è una gioia per me! Non ne conosco una più profonda. Il fatto che momentaneamente io sia povero, che significa? Non significa nulla, è soltanto un lieve sbaglio nella composizione esterna, che può essere corretto con un paio di energiche pennellate. Questo, al massimo, mette in imbarazzo un uomo sano, gli dà forse qualche preoccupazione, ma non lo allarma."

(da: I fratelli Tanner, di Robert Walser)

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Un'estate coi Lapida 2, ovvero Tarquinia per tutti, ok?
postato il giovedì, 03 luglio 2008 alle 23:01 da ofelia
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Dopo una serie infuocata di concerti come quella verificatasi negli ultimi mesi, i Lapida si sono rilassati nella loro meta estiva per eccellenza, nella mitica e famosissima roulotte, per passare alcuni giorni all'insegna del relax, dell'amore e del rock'n' roll. Con l'evento si è festeggiato anche, nell'ordine:

- Il primo anno in cui tutti i componenti del gruppo sono fidanzati.

- Il decimo anno di ritorno nello storico campeggio.

- L'ultimo, forse, anno (e quindi l' addio) a tale storico campeggio.


In questa fortunata occasione gli ospiti sono stati molteplici, fra cui, vero special guest, ha brillato il Losco Figuro, che si è prodotto in manicaretti a lughissima attesa, disegno artistico a go-go e foto light-painting notturne nel retro-veranda.
Io e il Lungichiomato siamo partiti con una notte d'anticipo, partendo verso l'autostrada con le ombre della sera, e giungendo al mare proprio alle ultime luci del tramonto. Il nostro primo atto è stato quello di togliere di costumi dalla valigia e tuffarci nel tiepido e violaceo mare notturno, per il primo e dolcissimo bagno della stagione.
Gli altri sono arrivati man mano nei giorni a seguire, portando il loro affascinante seguito di fidanzate feline e ancheggianti. Tranne il povero bassista però, che, a suo dire, sta attraversando un periodo sfortunato.
I racconti di questi giorni potrebbero essere vari e colorati, ma in realtà non ci sono stati eventi troppo importanti da segnalare. Nessun incontro anomalo, nessuna sbornia colossale, niente regime di terrore per gli scherzi notturni e neanche troppe sigarette. Forse siamo un po' invecchiati, o forse eravamo tutti troppo bisognosi di pace e serenità.
La notte, di ritorno dal bar, si chiacchierava sdraiati in veranda [e non ho mai sentito tanto freddo]. Poi mi addormentavo nel letto affianco al mio Lungichiomato, annusando l'odore di pini e salsedine che ci era rimasto sulla pelle, e l'ultima cosa che vedevo prima di chiudere gli occhi era la penombra riflettersi sulla sua schiena nitida, perfettamente spartita dalla sua coda di boccoli.
 

Sono convinta di essere stata felice, perchè questi giorni hanno volto tutto al meglio, senza una sola incrinatura. Ero felice, ne sono certa.
E oggi, primo giorno di rientro a casa e in ufficio. Se poteste vedere la scrittura rilassata con cui sto scrivendo...la grafia rispecchia bene la mia situazione mentale attuale. E' da tanto tempo che non mi esce una S così. Longilinea.

 

 

 

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Lo scorcio
postato il martedì, 10 giugno 2008 alle 21:17 da ofelia
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<< Faust era giovane e bello, aveva i capelli ricciuti. Le bolognesi somigliavano allora a medaglie siracusane e il taglio dei loro occhi era tanto prefetto che amavano sembrare immobili a contrastare armoniosamente coi lunghi riccioli bruni. Era facile incontrarle la sera per le vie cupe (la luna illuminava allora le strade) e Faust alzava gli occhi ai comignoli delle case che nella luce della luna sembravano punti interrogativi e restava pensieroso allo strisciare dei loro passi che si attenuavano. Dalla vecchia taverna a volte che raccoglieva gli scolari gli piaceva udire tra i calmi conversari dell'inverno bolognese, frigido e nebuloso come il suo, e lo schioccare dei ciocchi e i guizzi della fiamma sull'ocra delle volte i passi frettolosi sotto gli archi prossimi. Amava allora raccogliersi in un canto mentre la giovane ostessa, rosso il guarnello e le belle gote sotto la pettinatura fumosa passava e ripassava davanti a lui. Faust era giovane e bello. In un giorno come quello, dalla saletta tappezzata, tra i ritornelli degli organi automatici e una decorazione floreale, dalla saletta udivo la folla scorrere e i rumori cupi dell'inverno. Oh! Ricordo!: ero giovane, la mano non mai quieta poggiata a sostenere il viso indeciso, gentile di ansia e di stanchezza. Prestavo allora il mio enigma alle sartine levigate e flessuose, consacrate dalla mia ansia del supremo amore, dall'ansia della mia fanciullezza tormentosa assetata. Tutto era mistero per la mia fede, la mia vita era tutta "un ansia del segreto delle stelle, tutta un chinarsi sull'abisso". Ero bello di tormento, inquieto pallido assetato errante dietro le larve del mistero. Poi fugìi. >>

Campana, Canti Orfici.

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Sarebbe bello, ovvero: L'arte dell'intelligenza
postato il venerdì, 30 maggio 2008 alle 14:27 da ofelia
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Sarebbe bello e comodo poter scindere la specia umana in due semplici classi: intelligenti e stupidi. Basterebbe una conversazione di dieci minuti, un piccolo test attitudinale e, una volta classificato il soggetto, chiudere la pratica una volta per tutte. Però l'intelligenze non è purtroppo un fattore genetico, da poter dire: o è bianco o è nero. Questo perchè l'intelligente non è uno che ha un cervello più grosso, o fatto meglio. Infatti tutti partiamo con lo stesso numero di cellule grigie, e poi si inizia a vivere.

Il punto fondamentale sto piuttosto qui: quanti problemi ti sei trovato a dover risolvere nella vita? Se a qualcuno capita in sorte di fare molte esperieze diverse, di trovarsi ad affrontare molte avversità, di dover sopportare mutamenti, di dover uscire da molti guai, allora il suo cervello nel corso della vita dovrà risolvere molti problemi. E più problemi risolvi, più ti alleni a risolverli e più sei capace a risolverli. Problemi lavorativi, sociali, psicologici, antropologici, amorosi che siano. In questo modo verrà fuori una persona sveglia, intelligente e pronta a superare ogni ostacolo.

Chi invece vive fra quattro mura, la mattina va a lavorare, fa sempre lo stesso percorso, torna sempre alla stessa ora, frequenta sempre le stesse persone, difficilmente dovrà confrontarsi con fattori nuovi od ostili. E quindi non svilupperà nessuna capacità intellettiva oltre quelle base. E' questa la tipica persona che, quando gli spieghi che per usare due schermate nello stesso monitor basta minimizzarne una e poi riaprirla (invece che chiudere tutte le volte), ti risponde: "Mhm...ma ioooo ho sempreeee fatto cosììììì".

Sarebbe bello prenderla per idiota e basta. E invece no. Puoi solo pensare che da bambina non ha avuto modo di giocare in modo sano, che non ha frequentato abbastanza persone, che non ha trovato i libri giusti, che non ha viaggiato abbastanza...in definitiva, che non ha mai cambiato idea. Si può solo sospirare, perchè è chiaro che non puoi dare la colpa a lei, al massimo al suo destino.

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Stoicismo da sabato sera
postato il domenica, 11 maggio 2008 alle 22:02 da ofelia
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Il mio sabato l'ho passato in compagnia dei Lapida, l'italian trash metal band dei noantri, in un luogo pericolossissimo, a far loro foto per il loro up-coming demo.
Mi sono avverturata con questi giovani virgulti del metal in una cava abbandonata, nella desolazione di un pomeriggio caldissimo, armata di due cavalletti, tre macchine fotografiche di scarsa qualità e nessun obiettivo in mente.
Nella torre pericolante, lungo macchinari di ruggine, fra baracche invase di steppaglia e gole di pietra intasate dalle frane, convincere i quattro ad assumere pose dignitosamente plastiche non è stato lavoro da poco. Fra la loro inettitudine e la mia, che non ho mai preso in mano una macchina fotografica, credo di dover dichiarare fallita la missione. Eppure i giovani d'oggi non si danno per vinti (o hanno pessimo gusto) e gli scatti sono stati presi per buoni.
Fra poco vedremo la mia misera opera data alle stampe.
Sopravvissuta a un caldo micidiale, a pozzi senza fondo, a precipizi e a miliaia di vipere, ho potuto correre all'aperitivo-cena-party a casa di Mog, organizzato a sua insaputa dal caro Geografo. Lì, mi sono definitivamente innamorata dei suoi mici (soprattutto del piccolo e batuffoloso nuovo arrivato), risvegliando contemporaneamente la mia furiosa e antica allergia. La natura è ingiusta; sempre.
Dopo molte bottiglie di vino e altrettante lattine di birra, l'allegra compagnia intesseva bene le sorti della serata. L'intellettualissimo ad un tratto leggeva in piedi nel centro del salotto passi del Necronomicon e, ostentando grande sprezzo del pericolo, intonava i passi evocatori di quegli dei lì, fra risate generali.
Infine,mentre la brigata si scioglieva, c'era chi intrecciava discorsi di alta letteratura novecentesca con Tolkien, misticismi esoterici e disegni geometrici al limite della pazzia con Paint. Io facevo del mio meglio per partecipare, ma non riuscivo a far altro che starnutire.
A tarda notte, ormai completamente disfatta dall'ebbrezza alcolica e dall'allergia imperante, mi son ritrovata a guidare sulla strada di casa, con una percentuale di lucidità veramente irrisoria. A ripensarlo adesso, quel viaggio in macchina, mi sembra di aver sognato. Non so proprio quale dio mi abbia aiutato a riportare a casa me e il Lungichiomato. Forse quello precedentemente evocato.

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Immagini
postato il lunedì, 21 aprile 2008 alle 19:47 da ofelia
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Ero nella solita vecchia stazione, umida di mura e turrita, spalancata sulla pianura brulla di una mattina come un'altra, aspettando il solito vecchio treno. Sulla banchina impaludata vaghe sagome nere di zingari, e sopra le forme stagnanti di adolescenti, e poi il profilo e la barba di un vecchio. Il silenzio dominava su tutto. Inconsciamente levai gli occhi e fra le giovani dalle acconciature agili, dai profili di medaglia, riconobbi con un sussulto la sagoma dell'unica donna che io abbia amato.

Ad un tratto riviveva lì davanti a me, come in forma di statua, il suo ricordo selvaggio, mentre per visioni lontane, per sensazioni oscure e violente il suo mito mi rincorreva nella mente. Laggiù, lei dalle carni rosee e dalle forme languenti e vivaci; quiggiù, io che stringevo nella mente i ricordi di anni e anni fusi nel desiderio delle sue languide lunghe molli vesti.

Arrivò il treno e, inconsciamente, colei che io ero stata si mosse  coll'intento di seguirla e si nascose fra la folla. Le andai vicino, vicino fino a toccarla, ma senza mai permettere che mi vedesse. Sul treno mi sedetti dietro di lei, alcuni sedili dopo, contemplandola con agio.

Non era cambiata, col suo profilo da matrona, la testa mollemente decorata dai capelli neri lucidi come una gemma. Strisciavano in me i resoconti di quell'antica perversione, e costeggiando quei torbidi pensieri mi voltai a guardarla più volte.

Non era cambiata, ma per l'ombra di quell'amore che mi derideva dal fondo, non avrei mai più ricambiato i suoi sms di nostalgia.

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Quando il caso si prepara a diventare destino!
postato il martedì, 08 aprile 2008 alle 21:03 da ofelia
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Non avrei mai creduto che, quando si sta per regalare un romanzo fantascientifico al proprio ragazzo per il suo compleanno, lo si debba controllare approfonditamente.

Fatto sta che per caso ho scelto quel libro, e per caso, mentre me ne tornavo a casa soddisfatta, mi viene in mente di leggerne qualche pagina anch'io, tanto per passare il tempo. E...TA DAA! Proprio così, in prima pagina, il primo personaggio che compare...ha il nome della sua ex! Ora, giuro che non sono una femmina troppo emotiva, ma se fossi stata ancora davanti lo scaffale lo avrei scartato, con buona pace della trama che sembrava intrigante. NO NO NO, non glielo regalo un libro che a ogni pagina gli ricorderà una donna che non sono io!

Molto seccata torno a casa e butto il libro in un angolo. Poi, mentre portavo a passeggio sotto la pioggia battente il mio cane, penso fra me e me:"Bhe, magari è uno di quei personaggi che muore dopo venti pagine!". Così torno a casa, riapro il libro e lo sfoglio all'indietro. Le donne si chiamano Julie, Mary, ma quello non c'è. Sfoglio, sfoglio, sfoglio, a pagina 60 ancora non compare. Arrivo a pagina venti: <e sul pavimento trovò un cadavere che reggeva un bambino. Lo rigirò per guardarlo. Era *****, sua figlia!>.

E lì mi sono accorta che non solo non avevo sbagliato libro, ma avevo anche scelto il più giusto possibile.

Meraviglioso.

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Anancronismi
postato il giovedì, 27 marzo 2008 alle 21:11 da ofelia
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Non c'è niente da fare, ci dev'essere qualcosa che non funziona nel tessuto del tempo. O per lo meno, mi piace pensare che sia così, un enorme difetto del sistema fisico- quantistico in cui viviamo, piuttosto che un difetto sociale.

Stamattina camminavo per strada e mi sono imbattuta in un invasato religioso. Arringava le folle, il tizio, e le arringava a gran voce, con la mancanza di buon senso tipica dei cattolici. Tutto preso nella sua opera di conversione stava entusiasticamente spiegando, mentre io passavo, che non è mai troppo tardi per convertirsi, perchè Cristo si è battezzato a trent'anni (e grazie, è stato il primo). Al che, scorgendo il mio passaggio, il profeta mi ha guardata e mi ha gridato dietro: "ANCHE TU, FANCIULLA, CONVERTITI!".

Sì, sì, ha detto proprio "fanciulla" e "convertiti". E lo ha urlato.

Del tipo: "La peste a entrambe le famiglie!".

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Le 3 di un pomeriggio: sole, cielo azzurro e margherite
postato il sabato, 15 marzo 2008 alle 12:37 da ofelia
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Sono le ragazze a sentire per prime la primavera.

L'altro giorno, seduta nel giardino dell'università con la schiena contro il tronco scomodissimo di una palma, osservavo la folla studentesca vociare. In un pomeriggio di marzo esibivano già tutte cannottierine e gonne leggere, a colori intensi.

La sanno portare addosso bene, le donne, la primavera. Alcune diventano sensualissime. Tirano fuori sguardi da cerbiatta, ancheggiamenti da leopardo. Sdraiate, sedute, stese sul prato, con una sigaretta in mano, con una matita fra i capelli, o un evidenziatore fra le dita, impersonano tanto bene il ruolo dei fiorellini di campo che potrebbe essere loro il profumo che passa col vento. Ai primi caldi, all'aria aperta, si moltiplicano le occasioni dei loro incontri propizi. Del resto è questo il periodo in cui gli studenti cominciano a portare meno libri e più chitarre.

E' la primavera. Anche da ferme, anche se studiano, hanno tutto un alone di civetteria intorno. Uno spettacolo.

Gli uomini invece, placidamente stravaccati, non danno nessun segno di accorgersene; gli insensibili!

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Juliet [18/08/2007]: ciao .. passo di qua e ti lascio un saluto ... bellissimo blog, complimenti ...
rev [06/12/2006]: ciao ofe, quando vuoi ti aspetto per pattinare sul ghiaccio...in sicilia...suona un pò strano forse...
rox [12/09/2006]: di passaggio...
Endriu [30/06/2006]: ciao, interessantissimo il post sulle donne, ti ho aggiunto nei link
rasputin [04/06/2006]: wow adesso faccio il test e poi skrivo il risultato nel commento !!!! xòl risp a intuito xke nn ti conosco bene ...cioè, nn ti conosco proprio a parte quello ke ho letto nel blog !
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